martedì, 28 marzo 2006

E' il cambio di stagione. E' il lavoro. E' che dormo poco. E' che sono grasso. E' che non sto tanto bene. E' che, insomma, qualunque cosa sia, qualcosa non va. Ed è una forma piuttosto fastidiosa di "qualcosa", sa di caso clinico, di malattia misteriosa, di cosa che ti fa venire i bubboni e la forfora senza apparente motivo, che non ti senti bene e il dottore ti prescrive duecento esami ma proprio non riesce a capire cos'hai. No, non ho niente di tutto questo. Ma qualcosa ce l'ho, lo so che ce l'ho, ma non capisco cos'è. Perché giro a vuoto. E ho un po' la sensazione di star guidando un sommergibile nucleare con in mano il volante di Boss Robot.

Sto, di nuovo, perdendo contatto con la mia vita. Mi sto di nuovo guardando in terza persona. Sto di nuovo spegnendo il cervello, e lo sto facendo troppo spesso, anche e soprattutto quando non dovrei. Talmente spesso che non scrivo più qui da novembre, eppure di cose da dire ce ne sarebbero state. Ma non le dirò. Non qui. Non ora. Non mi riconosco più. Non mi piaccio più, il mio sdoppiamento di personalità sta diventando sempre più evidente e la parte che non mi piace, quella seria, posata, professionale (e fredda, calcolatrice e antipatica) sta cominciando ad emarginare, rinchiudere e guardare con sospetto l'altra, quella emozionale, infantile e spontanea, che ormai trova spazio solo su un palco o dopo parecchi bicchieri di vino. Sto diventando mio padre. La maschera del tuttologo, di quello che "di qualsiasi cosa si parli sei in grado di tirare impiedi un pistolotto di dieci minuti" si sta impadronendo di me, del mio tempo, e sta prendendo piede nella mente delle persone che mi conoscono. E mi va terribilmente stretta, ma più mi va stretta più lei cerca di allargarsi, e infarcisce di sorrisi di circostanza, risposte date senza ascoltare le domande e domande fatte senza ascoltare le risposte ogni angolo della mia vita.

Qualche settimana fa una persona che, almeno in teoria, "ne sa", dopo avermi analizzato per una mattinata intera a spese dell'azienda, ne ha tirato fuori un profilo che mi ha fatto venire i brividi. Sono venuto fuori come una specie di behemoth cerebrale, un fenomeno nell'analizzare e risolvere problemi, adattarmi al cambiamento, definire priorità e trovare soluzioni. E un incapace nel gestire i rapporti umani. Sì, vabbè, incapace no, non sono né autistico né sociopatico, semplicemente "pongo come priorità l'obiettivo della discussione, e tendo a trascurare l'interlocutore". In sostanza sono terribilmente efficiente e altrettanto stronzo. E per quanto si possa avere dei dubbi su questo genere di test, e mi si possa scusare adducendo che tali "misurazioni" sono state prese in un ambito prettamente lavorativo, in cui il mio primo interesse non era sicuramente quello di fare conversazione con la persona che mi stava valutando, dall'altro mi sto accorgendo che un pezzetto alla volta tutto questo sta pericolosamente entrando a far parte della mia vita "reale", quella che passo fuori da questo ufficio, in luoghi più utili e reali di questa scrivania.

Immagino che il fatto che io me ne renda conto sia almeno in parte un punto a mio favore. Ma non aiuta più di tanto a riempire i minuti di silenzio, a cambiare gli sguardi, ad allentare inspiegabili tensioni che si creano con persone con le quali sono sempre andato d'accordo. Sto diventando antipatico. Chissà, forse lo sono sempre stato, ma prima non me ne rendevo conto. Adesso sì, la cosa è palpabile. Mi sento stupido, noioso, pedante, e in sostanza pesante, purtroppo non soltanto dal punto di vista relazionale. E sta peggiorando.

Frutto della contorta mente di Abi, ed esplicitato attraverso le sue dita alle ore 18:28 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1    30 Marzo 2006 - 02:33
 
A parte che, permettimi la parentesi nonsense introduttiva, "porre come priorità l'obiettivo della discussione" è solo ed unicamente un pregio, perché -perché- l'obiettivo della discussione nessuno, proprio nessuno dice che non debba essere l'altra persona.

Chiudendo la porta a questa stronzata, si, è vero, sei ad un buon punto perché "te ne accorgi".

Il problema, di contro, è che continui a vedere un lato della medaglia e più lo guardi, più lo vedi. Più lo vedi e più pensi che ci sia solo quello.

Cazzate, tutte cazzate (cit).


Sai perché in questo momento puoi *sembrare* -scusami, ripeto: *sembrare*- scostante? Perché non stai bene.

E non viceversa. Tu non sei scostante e quindi sei un altro e quindi yaddayaddayadda.

Ok, forse il lavoro ti sta stretto.

Ma tu non sei un lavoro.

Stacca la faccia da quella maschera del cazzo.

Tu non sei né l'uno, né l'altro.

E questo ficcatelo bene in testa, amico mio.
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#2    30 Marzo 2006 - 21:50
 
Scusami l'intrusione, ma sono arrivata in questo angolino e ti ho ADDato, è stato inevitabile :)
Ti ho visto solo una volta, è poco lo so, ma se ti può essere di conforto non mi hai dato l'idea di QUEL GENERE di persona (sostituisci pure "QUEL GENERE" con gli aggettivi della peggior specie che più ti aggradano).
Mi ha colpito questa cosa che hai scritto perché spesso succede anche a me di sentirmi stronza e guardata di traverso con gente con cui non ho mai avuto problemi. Mi ritrovo a discutere per cose assurde, che prima nemmeno mi sarei sognata, e a non riconoscermi più in come mi comporto...
Purtroppo non ho risposte da darti, ancora non ne sono venuta a capo. Forse crescere ti pone davanti a questioni che prima non pensavi nemmeno esistessero, che ti stai abituando ad affrontare, che ti cambiano in qualche modo. È un'attenuante rendersene conto? Senz'altro denota sensibilità... ma non fa star meglio....

Come mi mancano i tempi in cui tutto era più semplice di così...
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#3    13 Aprile 2006 - 15:41
 
Cito follettomalefico:

Stacca la faccia da quella maschera del cazzo!

O stacca quella faccia da cazzo dalla maschera, che si sta anche innervosendo. E le maschere son grosse, si sa.

Caro Abi, il profilo che ti hanno fatto sul lavoro avrà anche un senso, ma il tuo problema per chi ti conosce (o crede di conoscerti) non è quello.
Siccome pare che te lo vuoi sentir dire, il tuo problema è che sei PIGRO.

Non nel senso del divano. Sei pigro poichè incapace di staccarti dalle situazioni che non ti piacciono, siano le tue, quelle degli altri, quelle che ti sono imposte o quelle che ti sei scelto. Troppe volte ti ho sentito (e deplorato anche apertamente) mentre dicevi che le cose non vanno bene ma non puoi farci niente.

E se non puoi tu chi può, il papa? Berlusconi?
Ma per favore.

Sei in gamba, no? Sai analizzare le cose e trovare soluzioni. Perdio, fai un sondaggio: chiedi agli altri cosa pensano di te, identifica le risposte che ti rendono triste o incazzato ed ecco trovato il/i problema/i. La soluzione è solo cambiare quei fatti di te che ti danno fastidio.

Certo non è facile. Ma non ti tirare la zappa sui piedi sempre e comunque. Si può anche rischiare di fare un salto nel vuoto ogni tanto. A me sembra tu faccia salti solo se e dove vedi la rete di sicurezza... checchè tu ne dica!

Datti una mossa, prima di svegliarti senza queste domande in testa! Allora sarai come tuo padre. Per ora no, o almeno lo credo. Sinceramente.

Ti voglio bene!

Kermit o StickGrinder o anche solo Paolo
utente anonimo

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