mercoledì, 16 novembre 2005

Qualche giorno fa stavo pensando che proprio in questo periodo cade il nono anniversario del mio trasferimento a Castellanza. La data precisa non la so, il processo si è svolto in maniera troppo poco "lineare" per ricordarmene. Voglio dire, di solito in questi casi si trova una casa, la si arreda un pezzo alla volta, poi si prendono le proprie cose e ci si va a vivere. Si segna la data sul calendario, e magari si organizza anche una bella mangiata con gli amici per celebrare l'evento. Io mi sono fermato al primo stadio della procedura: ho trovato la casa. Poi una sera ho litigato alla morte con i miei, cosa che in quel periodo succedeva anche tre o quattro volte al giorno, ho tirato su un po' di biancheria e un sacco a pelo e ci sono andato a dormire. Per fortuna c'era il riscaldamento acceso.

Per le prime due settimane ho dormito per terra, cambiandomi da uno zaino e mangiando fra università e McDonald's. Poi ho preso un furgone a noleggio, e una domenica in cui i miei erano in montagna sono passato a prendere i mobili della mia camera, uno scaffale di plastica da campeggio e un frigoriferino che tenevamo in cantina. La mia vita a Castellanza è cominciata così. Con il senno di poi, credo che questo possa in buona parte spiegare il perché, a nove anni di distanza, io continui a vivere in un appartamento arredato solo per metà, con tanto di scatoloni e lampadine a vista. E spiega anche perché, anche se nel frattempo i rapporti con i miei sono migliorati di parecchio, io non mi senta di "festeggiare" quel trasferimento in alcun modo. Non che me ne sia pentito, anzi. Ma, insomma, ci siamo capiti.

Al di là dei ricordi, c'è la dimensione prettamente "numerica": con lo scadere del nono anno Castellanza diventa ufficialmente il luogo in cui ho vissuto più a lungo, nel corso della mia trentennale esistenza su questo pianeta, superando Lodi, luogo nel quale ho trascorso buona parte della mia infanzia, pur senza esserci nato. Come dire che da oggi, quando qualcuno mi chiederà "di dove sei", domanda che tradizionalmente mi getta nel panico e provoca chilometriche e inconcludenti risposte, potrò limitarmi a rispondere "di Castellanza". Anche se non è vero.

Io non sono di Castellanza. Non me ne vogliano gli eventuali castellanzesi che leggono queste parole, ma io castellanzese non mi ci sento neanche un po'. Voglio dire, al di là dei sessantasette metri quadrati di primo piano che occupo da nove anni, in quella città di mio non c'è quasi nulla. L'università, forse, ma il LIUC con Castellanza non ha nulla a che spartire. Anche il LIUC, in fondo, a Castellanza ci è capitato per caso: poteva finire a Lainate o a Cerro Maggiore, o in un qualsiasi paesino delle vicinanze con un po' di imprenditori e un edificio abbastanza grande. E' un'isola, un mondo popolato di varia umanità che quindici anni fa è improvvisamente atterrato nel cuore del varesotto, e in cui anche i pochi castellanzesi presenti fanno del proprio meglio per mimetizzarsi con la fauna del luogo. Fauna di cui io, ovviamente, facevo parte.

No, non c'è niente da fare. Forse ho maturato l'anzianità necessaria per guadagnarmi il titolo di cittadino onorario, ma Castellanza non è la mia città, e non credo lo sarà mai. E a questo punto, ancora una volta, finisco per chiedermi quale sia, la mia città. Se ci sia una mia città. E mi chiedo se esista un modo, razionale o irrazionale, per capirlo. Ho già affrontato questo discorso molte altre volte, e ho già detto come spesso mi trovi ad invidiare chi a questa domanda non ha che una risposta, ovvia, scontata e inevitabile. Io quella risposta non ce l'ho, e nonostante i miei ripetuti tentativi di costruirmela proprio non ce la faccio.

Come si fa a decidere "qual'è la mia città"? Quali sono gli elementi distintivi, le sensazioni, i dati tangibili, le misurazioni necessarie a darsi questo tipo di risposta? E' la città in cui si nasce? Quella in cui si va a scuola? Sì, ma quale scuola? Le elementari? Le medie? Le superiori? E se se ne fanno un po' da una parte e un po' da un'altra? E' quella in cui si abita? O quella in cui si è stati più tempo? E' dove ci siamo innamorati la prima volta? Dove abbiamo i vecchi amici? I parenti? E' una cosa che si sceglie, o avviene nostro malgrado, poco per volta, e non ce ne rendiamo conto finché non ce ne andiamo via? No, perché se fosse davvero una scelta, allora potrei dire che la mia città è Galway. Ci sono stato due giorni, in vacanza, nel 2000, e me ne sono innamorato. Ma non ha senso. No, non credo sia una scelta. O almeno, credo che la componente razionale sia inevitabilmente minoritaria.

Il fatto è che anche la componente "emotiva" non mi aiuta: mi manca quella sensazione di appartenenza, la consapevolezza di conoscere un luogo, uno qualsiasi, "come le mie tasche", topograficamente e umanamente. Mi mancano il tabaccaio all'angolo, la stradina alternativa da fare quando c'è coda, il panettiere, il giornalaio e il barbiere di fiducia, l'oratorio dove andavo da bambino, il medico che conosce i miei genitori, la compagna delle elementari e la zia pettegola che sa vita, morte e miracoli del quartiere. Mi manca la certezza di sapere qualcosa che chi in quel posto ci capita per caso, una volta ogni tanto, non sa e non saprà mai.

A dire il vero alcune di quelle cose ce le ho. Tanto per dire, dopo nove anni a Castellanza ho imparato a passare dal retro del Grancasa per evitare la coda da casa mia all'autostrada, e sarei stupido a non averlo fatto. Ma tutto il resto è sparso ai quattro angoli della mia memoria e, in alcuni casi, ai quattro angoli del pianeta. Angoli nei quali, quando torno, provo ancora un po' di sana nostalgia. Come quando, un paio di mesi fa, sono passato con i miei accanto all'Isola Carolina, il parco di Lodi in cui andavo da piccolo in bicicletta con mio nonno. Oppure quando a Napoli vedo la scalinata di fronte all'ex casa di mia nonna, che ai tempi del primo scudetto del Napoli era stata interamente colorata di verde, bianco, rosso e azzurro. E persino quando passo accanto al campetto di Cavallasca, dove ho conosciuto le persone con cui solo pochi anni fa ho fondato la mia vecchia squadra di basket.

Il fatto è che sono tutti posti ai quali, di fatto, non appartengo più. Lodi, Napoli, Olgiate, Pointe Noire, Sandnes, sono andate avanti, cresciute, cambiate senza di me. Il giornalaio dove compravo i fumetti forse ha chiuso. Il supermercato norvegese dove i miei mi abbandonavano a giocare con i Lego forse si è trasferito. La mia anziana insegnante di pianoforte, forse, non c'è più. E magari qualcuno ha aggiunto un senso unico alla strada che facevo in bicicletta e messo un recinto alla spiaggia dove andavo a pescare. Le persone che mi conoscevano forse sono andate via, come me, e magari non si ricordano più. E ci sono persone nuove, che di me non hanno mai sentito parlare.

Ora, per me, c'è Castellanza. E domani chissà: Milano, Vladivostok o Marte. Continuerò a girare, con i miei ricordi e le mie lampadine senza paralume. E continuerò a invidiare i miei amici Vappa, che prima delle prove vanno a comprare la birra nella stessa latteria in cui da bambini compravano le caramelle. E loro continueranno a invidiare me, che ho visto il mondo, ma che ancora oggi cerco un posto da poter chiamare casa.

Umilmente, buona giornata a tutti.

Frutto della contorta mente di Abi, ed esplicitato attraverso le sue dita alle ore 13:01 | Permalink | commenti (6)
Commenti
#1    29 Novembre 2005 - 13:40
 
Ecco... Io ti capisco. Sono nata in una città, ho vissuto gran parte della mia vita in un'altra città ed ora vivo in un altro posto ancora. Anch'io, quando mi chiedono "di dove sei?" non so mai cosa rispondere... Ma io, almeno qui, la mia "casa" l'ho trovata. E non è un luogo fisico, ma un luogo "di cuore".

Un bacio
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#2    04 Dicembre 2005 - 23:30
 
Io avrò il vantaggio di non possedere migrazioni stabili, ma di fatto le città, i paesi, i luoghi, sono come persone.

Puoi pensare che da qualche parte ci sia l'anima gemella, puoi credere che non ci sia.

Ma ognuno di questi posti è stato qualcosa...

Sono tutte conoscenze, rapporti. Alcuni incontri occasionali, altre amicizie, altre amori.

E come per le persone, tutti e nessuno sono quelli giusti... o forse da qualche parte ve ne sarà uno, proprio lui, che ti farà dire "casa". E lo saprai subito, istantaneamente.

...anche se magari, non vi sarà un lieto fine.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente follettomalefico

#3    05 Dicembre 2005 - 17:37
 
leggo solo adesso. passo ogni tanto da qui. mi piace leggerti. e questo post lo sento "vicino". anche se io, al contrario di te, chiamo casa qualsiasi posto in cui sia anche solo "passata". il problema alla base pero' mi sa che e' uguale. potrei dire d'essere catanese, ma di fatto nn lo sono. nn lo sono mai stata. non abbiamo mai abitato in citta'. ed abbiamo cambiato due appartamenti, quand'ero piccola. due paesi etnei, che pure non ho mai imparato a ri-conoscere. ci andavo a scuola nel primo. ci dormivo la notte e ci trascorrevo qualche domenica, nel secondo. tutta l'infanzia l'ho trascorsa col fratello da un parente all'altro, da un appartamento a una campagna a un'ufficio (che pure consideravo piu' casa di tutte le altre messe insieme). sara' per questo che sono tanto legata al fratello: per me lui e' piu' casa di tutte le mura, di tutte le citta', di tutti i paesi e... pure dei miei genitori, in fondo...

poi i primi trasferimenti per l'uni. prima palermo, poi roma. appena due anni nella prima, quasi sei nella seconda. ed ho imparato a considerare il primo appartamente in cui mi sono trovata (un po' per caso un po' per destino) a roma. sempre in periferia. quasi a rifiutare emotivamente qualsiasi contatto con la "città". ma solo quando il fratello m'ha seguita nella capitale, ho ritrovato una mia dimesione "familiare"... che' e' andata persa quasi subito... dovendo scegliere di formare una mia famiglia con boy o restare la vagabonda di sempre... e cosi' eccomi approdare a perugia. nel frattempo i miei han cambiato casa altre due volte. sempre fuori dalla città. sempre paesi etnei. hanno sempre ricostruito la mia stanza. e ancora la tengono. e la chiamano la "tua stanza". ma di mio cosa c'e' apparte gli oggetti che mi ricordano l'infanzia e poca parte dell'adolescenza? e quegli stessi oggetti ricordano mille luoghi differenti, mica una sola stanza, in un'unica casa, in una stessa città o nel medesimo paese... O_O

io nemmeno so cosa rispondere quando mi si chiede di dove sono. parto in quarta dal luogo dove abito adesso, ma poi (inevitabilmente) sono costretta a spiegare che "no. non sono perugina. e si, ho abitato a roma e pure a palermo, ma non mi ci sono mai ritrovata. e che.. gia' non no nulla della catanese e nemmeno della siciliana... ma ci sono nata e ci sono cresciuta. e che no! non lo so perche' non ho l'accento siculo. non l'ho mai avuto. e da piccola nemmeno lo capivo il dialetto dei miei concittadini, perche' i miei ci tenevano ad insegnarmi l'italiano e nn volevano che parlassi con quell'accento..." e boh... per me casa e' qualsiasi posto in cui mi sono mio malgrado ritrovata a vivere. in qualche modo ed in qualche misura. cosi' parlo di casa mia dell'infansia a mascalucia, casa mia a pedara e casa mia a cannizzaro e casa mia a tremestieri, casa mia a roma (al castello), casa mia a roma due (a tuscolana) e casa mia a palermo (all'arenella) e casa mia a perugia (tra questa e quell'altra frazione, ma non chiedetemi di piu' che a stento so come arrivarci)... intendendo per "casa" non soltanto le quattro mura che ho abitato, ma interi periodi di vita...

sara' per questo che il mio senso dell'orientamente fa acqua da tutte le parti? sara' per questo motivo che la prima cosa che faccio, quando arrivo in una nuova citta', e' cercare di capire come funzionano i mezzi pubblici anche quando ho la possibilita' di portare l'automobile? sara' per questo che, se prima non mi fai fare le stesse strade per una decina di volte di seguito, continuo a nn capire dove mi trovo? e chi lo sa... magari e' solo che han dimenticato un pezzo del software quando m'hanno assemblata... lol

P.S.: perdona il lungo commento, ma... dopo aver letto questo tuo post... certe cose han cominciato a fluire e... dovevo fermarle: mettendole nero su arancione! :D
utente anonimo

#4    05 Dicembre 2005 - 17:38
 
P.P.S.: quella pazza qui sopra sono io: sheena. lolol
(eppure ero convinta d'averlo scritto il nome, ma forse su quello spazio legge solo link al blog. :P)
utente anonimo

#5    31 Gennaio 2006 - 18:26
 
Anche a me piace leggerti.
Una volta dicesti (scrivesti) che avevi la strana senzasione di conoscermi da sempre.

Anche io ce l'ho. Sono un nostalgico e lo sai anche se lo nascondo, ma posso ritrovarti ogni tanto (ogni moltissimo) qui, con tutte le tue righe di parole a fiumi che tanto somigliano ai miei discorsi in quantità, ma li trascendono tanto in profondità.

Sei una specie di riccio che si apre a poco a poco quando crede che nessuno veda. Io sono stato accanto a te a condividere un sogno (non ancora finito) per tanto (o poco?) tempo e ancora non so DOVE tu sia stato davvero. Non so chi sono i tuoi, anche se li ho conosciuti e tanto me ne hai parlato... nella mia mente salti fuori come un personaggio dei fumetti, senza passato, senza futuro stabilito, ma solo con un presente in evoluzione, basato su eventi fuggevoli che osservo, che ricordo, che immagino. Ma che non conosco.

Mi piace leggerti e conoscerti meglio, se per meglio s'intende il sapere dei fatti che ti riguardano.
Nel cuore ti sento vicino, tanto che ancora sono convinto che non è solo un'impressione quella di conoscerti da sempre.

Sbaglio? Tu lo sai? Tu leggi questi commenti?

Io non capisco quello che hai scritto in questo post, ma credo di avere un bellissimo poster nell'anima con la tua faccia mentre lo scrivi o lo leggi ad alta voce, come la notte della tesi, ti ricordi?
In qualsiasi caso, dovunque tu/io vada, io sarò uno degli amici che ti aspetta a casa. Sempre.

Un abbraccio!

Paolo (o Kermit, o Sticky)
utente anonimo

#6    23 Febbraio 2006 - 23:56
 
OT
Bello il nuovo template. Decisamente più leggibile, anche se io avrei aumentato ancora un po' la dimensione del font... ;)
Ciao Abi!

Simbul
utente anonimo

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