Ieri in stazione ho rivisto un vecchio amico. Non sapevo prendesse il mio treno, per giunta alla mia stazione, d'altronde né io né lui lo prendiamo tutti i giorni, lui perché lavora in due sedi diverse, io perché talvolta vado al lavoro in macchina, e fino a ieri non ci eravamo mai incrociati. E' una delle quattro persone con cui, anni fa, ho condiviso una delle esperienze più belle della mia vita, e anche se non ci si vede spessissimo né ci si conosce alla perfezione, gli sono molto legato. Di lui, fra le altre cose, ammiro la sua intelligenza decisamente al di sopra della media, che talvolta mischia ad un candore quasi sorprendente nell'apprendere cose che magari per me sono assolutamente scontate. Ha sempre voglia di imparare, Angelo, e questa è una delle qualità che ammiro di più nelle persone.
Ieri stava sfogliando l'ultimo numero della rivista promozionale del Media World, quella che arriva per posta. Ed è scattato di nuovo il meccanismo. C'era un articolo che parlava di Blog. Ed è curioso talvolta notare l'opinione che un "profano" ha di un mezzo di comunicazione che io (come gran parte delle persone che vengono qui) considero quasi scontato... Lui mi ha tirato fuori una frase del tipo "io non mi sognerei mai di andare su internet a raccontare i fatti miei, o a farmi i fatti degli altri". Io gli ho detto che anche io, da qualche tempo, tenevo un blog. Lui ne è rimasto piuttosto sorpreso, e ha attaccato a fare domande. Perché lo scrivi, cosa ci scrivi, perché vai a leggere quelli degli altri, a che cosa serve, ma non ti vergogni, io non riuscirei, e via dicendo. Senza nessuna pretesa di critica o manifestazione di disprezzo, solo, come fa sempre, per conoscere qualcosa di cui era all'oscuro.
Così, mentre rispondevo, la domanda me la sono posta anche io, di nuovo: perché scriviamo (e leggiamo) i blog? E da qui, di seguito: cos'è un blog, esattamente? Un diario? Ma i diari non erano un libricino privato su cui le ragazzine parlavano male delle loro amiche? Nei film è sempre così. Film a parte, a scuola mi insegnavano che il diario è qualcosa di straordinariamente "personale". "Caro Diario", si scriveva. Sono confidenze fra noi e un pezzo di carta, muto interlocutore che nel suo silenzio ripone la sua forza. Una specie di incentivo alla schizofrenia, insomma. Nella migliore delle ipotesi, un "giornale di bordo" da leggere ogni tanto giusto per ricordarsi cosa succedeva ieri, un mese fa, un anno fa ("Spazio, ultima frontiera..."
). Certo, alla fine penso che tutti quelli che tenevano un diario si augurassero segretamente che qualcuno, magari per caso, finisse per andarlo a leggere. Ma "ufficialmente" erano fatti personali, la cui lettura era preclusa a tutti, fuorché a chi scriveva.
Un blog invece è pubblico per definizione. E' sul web, e chiunque lo può vedere. Anche i blog privati, alla fine hanno dei lettori diversi da chi scrive. Sono pochi, selezionati, ma ci sono. E allora che razza di diario è? Perché scriviamo i fatti nostri qui? Siamo tutti esibizionisti? Esistono anche blog diversi, ovviamente, blog in cui si parla d'altro, si scrivono recensioni e poesie, e comunque tutti sono fin troppo vari per ricadere semplicemente nella pratica del raccontare la nostra vita al mondo. Ma molti sono semplicemente questo. E allora "questo" cos'è? Un'evoluzione del concetto? Una forma di coinvolgimento del prossimo? Un diario allargato, in cui si comunicano le proprie emozioni al mondo? Una forma di velleità letteraria? Una perdita di tempo? Tutte queste cose insieme?
Umilmente, buon pomeriggio a tutti.
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