E' innegabile, certe cose sono ereditarie. Tra l'altro si tratta delle cose che meno ti aspetti, di quelle che a tutti i costi vorresti evitare si tramandassero, quelle che detesti nei tuoi genitori e che ti riprometti giorno per giorno di non emulare quando verrà il tuo turno. Ma poi, irrimediabilmente, lo fai. Intro drammatica per un fatto tutto sommato insignificante: la mia macchina è un porcile. La macchina di mio padre è sempre stata un porcile, fin da quando mi ricordo. Ed è una cosa che mi ha sempre dato parecchio fastidio. Polvere, fogli e foglietti di vario genere, gadget trovati nei giornali, bottiglie d'acqua semivuote, monetine, capelli, varie forme di immondizia, penne rotte, documenti importantissimi che-non-si-sa-cosa-ci-fanno-lì, e quell'odore indefinibile a metà strada fra la plastica umida, il cuoio marcio e il fumo di sigaretta (cosa tra l'altro piuttosto curiosa, visto che mio padre ha smesso di fumare una quindicina di anni fa).
Ecco, la mia macchina ora come ora è qualcosa di molto simile. Manca giusto l'odore, ma penso che l'umidità autunnale provvederà allo scopo. Non fumo nemmeno io, ma credo che in fondo anche l'odore finisca per essere ereditario. Nel frattempo, gli spazi portaoggetti sono stracolmi di cellophane, carta straccia, una lattina di coca del distributore automatico vuota, una matita spuntata, e la solita penna che non scrive. Il cruscotto è ricoperto da una uniforme patina grigiastra, e il pavimento è una raccolta di ghiaia proveniente da almeno una decina di fonti diverse. Sul sedile posteriore fanno ancora capolino alcune foglie del ramo d'ulivo che i miei ci hanno messo tornando dalla messa della Domenica delle Palme (li ho pregati di non farlo, sapevo che sarebbe finita così), mentre da sotto i sedili anteriori spuntano una bottiglia di Nestea vuota (risalente, credo, a quando lavoravo ancora al bar di Malpensa) e una busta, vuota, di Banca Intesa. Cosa contenesse lo ignoro, io non ho mai avuto un conto corrente su Banca Intesa.
Tutto questo finisce inevitabilmente per provocarmi una specie di complesso di inferiorità, un'invidia atavica verso gli eletti che riescono a tenere la macchina in perfetto ordine, pulita, linda, profumata, con l'Arbre Magique sempre fragrante di pino silvestre o mango o cocco-che-sembra-tanto-vaniglia, i pupazzetti sullo specchietto retrovisore che ti guardano felici e il cruscotto che splende. Invidio le loro giacche che non si insozzano contro lo schienale del sedile, i loro cassetti portaoggetti che sembrano scaffali di uno studio legale, i loro vetri perfettamente trasparenti e le loro carrozzerie coloratissime e lucenti. Io non ho nulla di tutto questo. E non perché non lo voglia, sia chiaro: non credo di essere una persona particolarmente sporca o disordinata, non sarò immacolato e sterile ma mi lavo e mi cambio tutti i giorni, e vedere la mia macchina in quelle condizioni mi dà sinceramente fastidio. Il fatto è che per quanto mi sforzi, e per quanto almeno settimanalmente mi prodighi a svuotare, strofinare e spolverare, dopo nemmeno due giorni, in maniera quasi inconscia, i miei vani portaoggetti sono di nuovo pieni di schifezze, il cruscotto è di nuovo pieno di polvere e il pavimento sembra di nuovo una cava di sabbia.
Non c'è nulla da fare, è ereditario. Come la panza, i capelli spettinati, la barba rossa e la camicia spiegazzata. Non c'è nulla da fare.
Umilmente, buona giornata a tutti.
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